
Apprendiamo con grande tristezza la notizia della scomparsa di Tomaso Kemény (1939-2025), poeta, scrittore, critico letterario, drammaturgo e traduttore ungherese naturalizzato italiano.
Figura centrale della poesia italiana contemporanea, Kemény ha attraversato con la sua opera confini linguistici e culturali, portando la parola poetica al centro dell’azione civile e artistica. La sua voce, colta e visionaria, ha saputo fondere mito, bellezza e provocazione, dando vita a un percorso unico nel panorama europeo.
Nato a Budapest, cresciuto a Milano, ha fatto dell’italiano la sua lingua poetica. Professore ordinario di Letteratura inglese all’Università di Pavia, ha dedicato studi e traduzioni a Shakespeare, Marlowe, Blake, Shelley, Joyce, Dylan Thomas e Attila József. Tra le sue opere più note: Il guanto del sicario, Il libro dell’angelo, La Transilvania liberata, Don Giovanni innamorato, Poemetto gastronomico, Boomerang.
Fondatore e anima della Casa della Poesia di Milano, è stato tra i promotori del Mitomodernismo, movimento che ha unito poesia, azione e visione etica. Indimenticabili le sue “azioni poetiche”: dall’occupazione simbolica di Santa Croce a Firenze al grido “Fight for Beauty”, fino alla “Freccia della poesia” che portò versi e speranza da Napoli a Milano.
Tomaso Kemény ha incarnato l’ideale del poeta come combattente per la Bellezza, con ironia, passione e profonda umanità. La sua eredità vive nelle sue parole, nei suoi gesti e nel cuore di chi lo ha conosciuto, letto e amato.